L’architetto e il traguardo: 30mila bottiglie

L’architetto e il traguardo: 30mila bottiglie

Il Tirreno, 16 novembre 2017

Il titolare del “Ramarro”, cugino di Jovanotti punta su due vermentini bianchi e un rosso  

di Fabrizio Palagi

MASSA. Vigneti che si inerpicano su terreni strappati alla boscaglia, ripidi e distanti dalle vie sterrate che conducono a valle.

Questa la carta di identità di gran parte della zona del Candia, in mezzo alla quale il 56enne carrarese Andrea Tarabella coltiva una delle sue grandi passioni: la viticoltura.

Titolare della piccola azienda “Cantine Ramarro” , appena sopra Castagnara, l’architetto che ama lavorare la terra produce circa 4mila bottiglie l’anno, ma, senza mezzi termini, annuncia che intende presto arrivare a quota 30mila dato che sta aggiungendo vigneti a quelli già di sua proprietà.

«Ancora mi ricordo quando, anni fa, la proprietaria della vigna del Corvenale mi portò a vederla – racconta Tarabella – lei mi preparava alle condizioni di abbandono e mi raccontava le vicissitudini degli ultimi gestori che, sopraffatti dalle difficoltà, negli anni vedevano piante morire, pali marcire, erbacce e rovi invadere la collina.

Nel frattempo io mi godevo la panoramicità che ci circondava, guardavo le piane e già le immaginavo in ordine e in piena produzione. Alla fine del giro la signora mi disse, non rispondermi ora, pensaci. Io le risposi, la vigna mi piace, la prendo.

Il primo anno fu molto difficile: abbiamo decespugliato, sostituito 50 pali e piantato 500 barbatelle, una decisa potatura per riportare la vigna nei propri pannelli. Un anno di fatiche per una resa minima, poco più di 2 quintali di uve, trasformati in tre damigiane di orgoglioso vermentino.

Oggi le barbatelle sono vigne adulte, le vecchie piante, ritrovata la salute, sono tornate alla loro produzione standard.

La vigna di 3mila metri quadrati ha una esposizione favolosa che guarda il mare da sud, sud-ovest, aperta ai venti a 360 gradi, con il maestrale dominante che apporta i suoi profumi e la salinità del Tirreno.

Da qui nasce tutto, la passione è cresciuta tra queste piane e i risultati dall’inizio subito interessanti ci hanno portato a pensare un progetto più ampio di recupero, il recupero di vecchie vigne anche in condizioni di abbandono.

Oggi possiamo dire che il progetto si è ben sviluppato e ci siamo dati cinque anni per portare la nostra azienda “Cantine Ramarro” a produrre 30mila bottiglie.

Partiti a gennaio 2016, una cosa è stata da subito chiara, il vino lo sappiamo fare, i nostri Doc, Vermentino e Scorciato (Sangiovese), si sono fatti valere e ben volere da subito.

Adesso dobbiamo solo lavorare sodo nelle vigne perché tornino alla loro produzione ottimale e restituire al territorio questi due ettari di colline; continuare a lavorare in cantina con i nostri principi e le nostre attenzioni per proteggere i profumi e le qualità delle nostre uve cercando di ottenere e proporre vini che raccontino la storia del Candia e le sue peculiarità». 

Idee chiare per l’architetto-viticoltore-velista Andrea Tarabella.

Sì, perché lui ha un’altra grande passione e cioè prendere il mare a bordo di una barca a vela. Da buon marinello, dato che da sempre abita a Marina di Carrara, Tarabella ha preso lezioni di vela al Club Nautico, autentica fucina della velistica di alto livello.

E sempre a Marina, dice, viene spesso a trovarlo il cugino di primo grado, Lorenzo “Jovanotti” Cherubini, anche lui con la passione del buon vino.

Ma torniamo alla cosiddetta “agricoltura eroica” che si attua nel Candia “per tirar su i sapori del terreno” rimarca Tarabella, coadiuvato dalla moglie Silvia, di professione biologa.

«Basta rammentare i nominativi dei vari appezzamenti nei nostri vigneti – dice – per capire che siamo in una zona un po’ selvatica, ma tanto affascinante: vigneti della Gatta, del Ramarro, della Lucertola, del Ghiro, Poiana, Tasso, Biscia, Merla Bianca, Nido di Calabroni, con l’eccezione della vigna della Madonna.

A proposito dei terreni, vorrei lanciare un piccolo messaggio ai miei colleghi viticoltori: cercare, tutti assieme, una metodologia per una maggiore omogeneità del vermentino; una formula migliore che esalti le caratteristiche di una collina meravigliosa come quella del Candia, dove, purtroppo, c’è tanto abbandono, ma tanto verde per fare un ottimo vino artigianale».

Infine, in relazione alla zona del Candia, merita ricordare uno stralcio della recensione di Laura Zini, sommelier Ais, sul vino Cuore di Candia:

Un Vermentino moderno, non più certamente solo riscaldato dalle note del sole delle massime esposizioni di cui godono le erte terrazze del Candia, a cui Veronelli, amava riferirsi negli anni Settanta, decantandone lode di calore, morbidezza e suadenza abboccata. Oggi il figlio del Tirreno guarda al futuro non rinunciando a se stesso e nella struttura ripropone intatti i suoi valori genetici e ambientali, aggiungendo leggerezza di stile, fragranza sempre

Trovi l’articolo completo a questi link:

http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2017/11/16/news/l-architetto-e-il-traguardo-30mila-bottiglie-1.16127658

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Fabrizio PalagigiornalistaIl Tirreno